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Sandra Baruzzi

MAD
MUSEO di ARTE delle DONNE
villa5 28 - 30 gennaio 2011

 

SANDRA BARUZZI 1962 Faenza (Italia) - vive a Castellamonte (To)

Per Baruzzi “niente è duraturo come il mutamento”; questa sua curiosità l’ha spinta incessantemente a misurarsi e impadronirsi di tecniche e linguaggi anche molto diversi tra loro: la ceramica nella sua dimensione scultorea, la porcellana, il grès, l’alluminio, la fotografia, la grafica, il video, la pittura, l’installazione, la poesia.

Un’arte comunicata con mezzi diversi che si contaminano e che rendono testimonianza del vivere contemporaneo con tutte le sue incertezze e contraddizioni. C’è la cura della sorgente emotiva del fare arte e c’è la voglia di uscire dal godimento intimistico per punzecchiare la riflessione, per scatenare emozioni di desiderio e repulsione.

Fa parte del gruppo di lavoro italo-francese per la “Formazione” istituito, nel 2007, dall’AiCC. Associazione Italiana Città della Ceramica. Nel 2006 è chiamata da Dialogart, per la città di Mondovì (CN), ad elaborare i programmi e coordinare la formazione degli insegnanti, per il progetto Pizzi Blu “Museo in Valigia” congiuntamente a D. Valli del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, attività ad oggi in corso.

Adopera la sua professionalità, per la realizzazione d’opere in ceramica, agli artisti Ugo Nespolo, Pablo Echaurren, Ugo La Pietra, Silvio Vigliaturo ed al designer Ambrogio Pozzi. Interviene in ambito artistico partecipando a mostre nazionali ed internazionali.

a MAD:

CONNESSIONE CORPO(REA)MENTE N. 3
Carta con immagine fotografica sublimata 2011

Misure variabili

Opera facente parte della collezione connessioni

Le Sculture di carta della collezione “connessioni”, della sezione “corpo(rea)mente” hanno come fonte l’immagine fotografica con il dettaglio o l’insieme del corpo femminile. Esplorano la vita contemporanea: l’esperienza e la storia, il sociale e la politica, l’individuo e la collettività, le relazioni famigliari ed amicali con i suoi repentini cambiamenti a doppio senso, in andata e ritorno, lo smarrimento d’identità.

Il corpo femminile è soggetto, è luogo, è dimora dei sentimenti, delle inquietudini, contenitore di conflitti e d’armonie, di tensione della relazione, dove il pensiero indaga oltre l’immagine, passando per le pieghe della carta, volgendo attenzione a ciò che è stato lasciato in ombra, ai margini, allo scarto, a quel posto sotto, dietro, dentro, al celato. S’avverte l’accettazione della perdita, del rinunciare a vincere per essere nella corrente sensibile della vita. Inevitabilmente nascono conflitti e contraddizioni per i confini che c’imponiamo e che c’impongono, per la piega, il risvolto, l’imprevisto, l’inatteso. In questa condizione di sofferenza s’aspira all’incontro, alla “connessione”, al dialogo privo di condizionamenti e sguainato dagli stereotipi, alla narrazione che esplora le differenze per conoscenza, ai corpi indagati nella sensualità, nell’erotismo e nella perdizione, dove la parola è mancata lasciando spazio al sentire, all’emozione, al mistero della passione.

Nulla è come appare. Forse

Sandra Baruzzi su artedonne