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Roberta Biagiarelli

MAD
MUSEO di ARTE delle DONNE

villa5 28 - 30 gennaio 2011

 

ROBERTA BIAGIARELLI 1967 Fano (Italia) - vive tra l’Italia e la Bosnia-Erzegovina

Da piccola sogna di diventare una giornalista - scrittrice, ma nell’adolescenza si avvicina all’arte teatrale come attrice, intraprendendo con Laboratorio Teatro Settimo (Torino), un percorso di formazione che armonizza gli aspetti creativi a quelli delle conoscenze tecniche. Ben presto sente che la sfera lavorativa legata alla recitazione non può prescindere dal lavoro sulla drammaturgia e l’investigazione sul campo, nascono così i primi monologhi di teatro civile, dove il lavoro di inchiesta ed approfondimento va ad incontrare i testimoni delle nostre tragedie contemporanee: Srebrenica, Chernobyl, Partigiani e staffette della leva militare ‘926.

biagiarelli da chen li

E’ anche il tempo (2002) in cui fonda la Compagnia Babelia & C., la sua “casa” teatrale dedicandosi con grande slancio alla produzione, ricerca ed interpretazione di temi sociali, storici e politici e l’intuizione attorale va necessariamente a congiungersi a quella gestionale – organizzativa. Il mestiere del teatro si fonde in modo sempre più pregnante con le tematiche indagate negli spettacoli, in cui lo spettacolo viene ad essere la punta di un iceberg di tutto un mondo sotterraneo che si muove e all’interno del quale Roberta Biagiarelli agisce: dal volontariato, alle azioni e creazioni di reti di solidarietà, alla partecipazione attiva, il lavoro sulla società civile, che diventano riverbero dello spettacolo tout court.

Nel 2005 comincia a prendere corpo l’avvicinamento all’arte del documentario che a sua volta apre la porta per la realizzazione di un imponente lavoro di Cooperazione in Bosnia –Erzegovina, per tentare di trasformare dal di dentro la città martire di Srebrenica, che “recita” a teatro.

L’approccio della Biagiarelli è intensamente sociale e concreto, riguarda il tentativo di raccontare l’umanità, le relazioni tra le persone, gli eventi storici e i territori. Un mestiere che spazia e si moltiplica attorno a se, restituendo all’artista la sua funzione primaria: quella del fare.

Ciò che la spinge avanti è la curiosità, l’intuito e un’alta resistenza alla fatica.

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