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Shirin Neshat

MAD
MUSEO di ARTE delle DONNE

villa5 28 - 30 gennaio 2011

 

 

SHIRIN NESHAT Qazvin (Iran) 1957 - vive a New York

Studia arte all'università di Berkeley e dal 1979, quando in Iran scoppia la rivoluzione islamica degli Ayatollah, al 1990 non le sarà possibile tornare in Iran. "Quando tornai ogni cosa sembrava cambiata. Sembrava che ci fossero pochi colori. Tutto era bianco o nero”.

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Fotografa, autrice di video-installazioni, regista, deve il suo riconoscimento artistico internazionale alla serie di fotografie Unveiled o Women of AllahDonne di Allah (1993-1997). L'artista ritrae se stessa e altre donne avvolte in chador, le parti del corpo visibili (volto, mani e piedi) sono coperte da versi di poetesse iraniane, scritti a mano in elegante grafia Farsi: “l'interesse per il velo nasce per me proprio dalla sua natura ambigua nella società Islamica: il velo protegge le donne dall'essere considerate un oggetto, dotandole di rispetto, e contemporaneamente nasce dalla consapevolezza degli uomini dell'incapacità di controllare la propria sessualità, costringendo le donne a coprirsi; la rivoluzione in Iran ha costretto le donne ad occupare ruoli pubblici, dunque il velo è anche un atto politico: le donne che vestono il velo mostrano la loro solidarietà alla lotta contro l'occidentalizzazione della loro società”.

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Le fotografie di Shirin Neshat sono osservazioni e riflessioni su realtà complesse al cui centro troviamo le donne. Parlando di sé e delle colleghe con cui ha condiviso spazi espositivi importanti come le biennali di Venezia e Istanbul, dice: “ci siamo imposte su argomenti sociali e politici, religiosi e culturali che sentivamo ci riguardassero e abbiamo fatto tutte dichiarazioni forti”



Tra i suoi video: Anchorage (1996), Shadow under the Web (1997), Turbulent (1998), Rapture (1999) e Soliloquy (1999). Con Turbulent vince il Leone d’oro alla Biennale-Arte di Venezia (1999). E’ il primo di una serie su identità sessuale e struttura sociale dell’Iran islamico, il primo in cui la musica è elemento fondamentale della sua narrazione. “In Turbulent, la canzone maschile rappresenta la cultura e gli aspetti positivi che essa genera, la cantante donna rappresenta l'esatto opposto. In Iran, le donne non possono esibirsi in pubblico dopo la rivoluzione. Si evidenzia una identità mista, parliamo di un uomo-donna dinamico, di un pieno complesso di emozioni represse: affetto, desiderio, sessualità, e come queste possano divenire tabù che agiscono negativamente su di te”.

Avvenuto il passaggio dalla fotografia al video, Neshat elabora storie emblematiche che esprimono livelli altissimi di drammaticità universale: Possessed (2001), Odissey (2007) e Munis (2008) una delle quattro storie di Women without menDonne senza uomini, il film con cui vince il Leone d’argento al Festival del Cinema di Venezia 2009, ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice iraniana  Shahmush Parsipur .

hahmush Parsipur .