Ottavia Piccolo
è una delle attrici più raffinate ed eleganti del mondo teatrale e cinematografico nazionale e internazionale. Aveva solo undici anni quando calcò per la prima volta le scene protagonista di Anna dei miracoli accanto alla Proclemer per la regia d Luigi Squirzina. Approfondisce la sua formazione artistica comparendo in televisione ne Le notti bianche di Dostoevskij e, contemporaneamente, esordisce sul grande schermo ne Il gattopardo di Luchino Visconti. In seguito, dopo varie esperienze teatrali sempre con Visconti, recita sotto la guida Giorgio Strehler e Luca Ronconi.
Con la sua interpretazione nel Metello vince il Prix d’interprétation fémenine al Festival di Cannes e il Nastro d’Argento alla migliore attrice protagonista (1971).
Successivamente si dedica soprattutto al teatro attraverso impegnative rappresentazioni di testi di Shakespeare, Pirandello, Alfieri e Hoffmansthal; sul piccolo schermo prende parte a numerosi sceneggiati televisivi e, in seguito, al cinema ne La famiglia di Ettore Scola e accanto ad Alessandro Haber recita in Da grande di Franco Amurri.
Negli anni ’90 è interprete in diversi film e serie televisive in Italia e Francia. Ottavia Piccolo è anche bravissima doppiatrice: sua, ad esempio, è la voce della principessa Leila nella prima trilogia di Guerre Stellari di Gorge Lucas.
Tra i suoi ultimi spettacoli teatrali: Processo a Dio per la regia di Sergio Fantoni; Memorandum di Stefano Massini.
  


1958. Nasce a New York da genitori diplomatici.
1999. Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia.
2001. Vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani.
2002. Accetta il ruolo di negoziatrice durante l'assedio del teatro Dubrovka di Mosca.
2003. Vince il premio dell'Osce per il giornalismo e la democrazia.
2004. Subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola.
7 ottobre 2006. Viene uccisa a Mosca.
Nei suoi reportage, nelle sue interviste, nei suoi articoli, nelle sue inchieste, Anna Politkovskaja non scrive mai commenti, né pareri, né opinioni: «ho sempre creduto - e continuo a credere - che non stia a noi dare giudizi. Sono una giornalista, non un giudice e nemmeno un magistrato. Io mi limito a raccontare i fatti». Subito dopo la strage di Beslan, la tempestarono di domande: « Ci dica: secondo lei chi ha ragione, signora Politkovskaja?, Prendere una posizione è intelligente, non crede?, Chi ha torto signora Politkovskaja?, I russi? O i ceceni?». Dopo aver camminato fra le fosse dei bambini morti, a queste domande, poste dagli "intelligenti", rispose così: «Dovrei prendere una posizione. Perché prendere una posizione è intelligente. Allora: vediamo. Ecco: sosterrò i terroristi che pieni di eroina e marijuana si sono presi 1127 ostaggi in una palestra nel primo giorno di scuola? O invece… sosterrò l'esercitò che ha usato i lanciafiamme contro i bambini di dieci anni? Vorrei chiedere agli intelligenti: sulle tombe c'è scritto mai ucciso dai russi oppure ucciso dai ceceni?”. “Chi non ha visto coi suoi occhi un attentato non ne parli perché non sa niente. Chi pensa che il sangue a terra sia rosso non parli perché non sa che è marrone, quasi nero. Chi pensa che un cadavere faccia impressione non parli perché non sa di chi striscia, vivo, coi suoi pezzi…»
Ottavia Piccolo dice in un intervista recente “credo che uno dei compiti che spettano all’arte sia fare il punto; leggere il mondo e riuscire a raccontarlo. Per questo, ora che posso fare ciò che mi interessa, mi sto dedicando solo ad alcuni lavori. In generale cerco di impegnarmi in ciò che poi mi piacerebbe andare a vedere, in lavori che tentino di stimolare domande. L’arte dovrebbe, forse, proprio stimolare domande a cui spesso non si può dare risposta. Sia in Processo a Dio, spettacolo sulla Shoah, che in Memorandum, pièce sulla vicenda di Anna Politkovskaja, al fondo si ritrova una tensione intensa verso la verità. Una verità che magari non si raggiunge (perché intollerabile come ogni verità) ma che, comunque, è importante cercare”.

 
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